Con i piedi piantati nella tempesta-Danilo Kis `Dolori precoci`

Thursday  23 February  2017  6:00 PM    Thursday  23 February  2017 7:00 PM
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Gruppo di lettura condotto da
Vesna Scepanovic e Irene Zagrebelsky

“Non si ricorda, signore? Nemmeno lei? Ecco, tutto quello che posso ancora dirle è che all’angolo c’era un pozzo, un pozzo artesiano, di fronte alla scuola. Lì vicino c’era una caserma, a sinistra, dietro l’angolo, all’altra estremità della strada. Noialtri ragazzini potevamo spingerci fin là. Non c’era molto traffico. E all’angolo, accanto alla caserma, c’era il capolinea dei tram (piccoli tram gialli e azzurri). Ah, sì, signore, dimenticavo di dirle che lungo la fila degli ippocastani, sulla destra, era stato scavato, alla vigilia della guerra, un rifugio a zig-zag. Lì si riuniva la nostra banda. Sì, forse questo particolare può aiutarla a ricordare: c’era un grande rifugio. Certo, di rifugi ce n’erano ovunque, ma ricordo bene che in nessuna strada, all’infuori della nostra, c’erano gli ippocastani. Naturalmente, questi sono semplici dettagli, ma voglio solo dirle che sono assolutamente certo che in quella strada c’erano gli ippocastani, mentre queste, signore, sono acacie, e non vedo nessun pozzo, e d’altronde mi sembra impossibile, forse lei si sbaglia, doveva essere un’altra strada a chiamarsi via Bem, questa mi pare troppo piccola. Comunque, la ringrazio, controllerò. Busserò a qualche porta e chiederò: Questa strada si chiamava via Bem prima della guerra? Perché mi sembra molto strano, signore, non credo che tanti ippocastani siano potuti scomparire così, almeno uno ne sarebbe rimasto, gli alberi, in fin dei conti, vivono a lungo, gli ippocastani, signore, non muoiono mica così facilmente.”

(Danilo Kiš, “Dolori precoci”, ed. Adelphi)

Questo breve libro – breve perché di un’intensità che non tollera di espandersi – è tutto un disordinato affiorare di ricordi. Sono pagine di struggente bellezza, chiazze di colori, vibrazioni che si manifestano e subito scompaiono, perché «dopo tanti anni ogni cosa scompare» e là dove era il letto del narratore c’è un melo nodoso, là dove era la macchina Singer della madre c’è un cespuglio di rose, mentre dei «piccoli tram gialli e azzurri» non rimane traccia. I personaggi sono quelli che i lettori di Kiš già conoscono: l’incongrua famiglia di Giardino, cenere procede impavida, comica, disperata, grandiosa nel turbine fosco della storia, che la ignora e vuole soltanto disfarla, come tante altre famiglie ebraiche dell’Europa Centrale negli anni dell’ultima guerra. Impossibile non essere toccati da queste schegge di prosa, a meno che non si sia refrattari alla letteratura in genere.

Danilo Kiš nacque a Subotica nel febbraio del 1935 da padre ebreo ungherese e madre montenegrina. Nel 1942, dopo le persecuzioni e i massacri di Novi Sad, la famiglia cercò scampo in Ungheria e si stabilì a Kerkabarabas. Le condizioni di vita erano critiche. Il padre fu deportato, morì ad Auschwitz. Conclusa la guerra, la famiglia venne rimpatriata a Cetinje in Montenegro dalla Croce rossa internazionale. Kiš, aiutato da uno zio materno, frequentò il liceo. Completati gli studi secondari, si iscrisse all’Università di Belgrado, dove si laureò in Letteratura comparata. Si trasferì in Francia, come lettore e quindi docente di letteratura serbocroata nelle Università di Strasburgo, Bordeaux, Lille. Gli ultimi dieci anni li trascorse per lo più a Parigi, dove morì il 15 ottobre 1989.
L’opera di Kiš è tradotta in una quindicina di lingue. In italiano sono disponibili, pubblicati da Adelphi i tre romanzi del «Cirque de famille»: Giardino, cenere; Dolori precoci; Clessidra, tradotti da Lionello Costantini. Feltrinelli ha pubblicato col titolo de I leoni meccanici. Sette capitoli di una stessa storia il libro di Kiš che nell’originale ed in varie traduzioni è intitolato Una tomba per Boris Davidovic. Sette capitoli di una stessa storia. Adelphi ha quindi pubblicato l’ultimo libro di questo autore, la raccolta di racconti (o romanzo in forma di variazioni su un tema) Enciclopedia dei morti, che valse allo scrittore il premio Ivo Andric. La sua importante produzione saggistica e i suoi primi due romanzi non sono ancora stati tradotti in italiano. L’opera di Kiš è conosciuta e particolarmente apprezzata in Francia, dove fra l’altro lo scrittore in vita vinse un premio letterario prestigioso e fu nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere. La rivista letteraria parigina «L’Atelier du roman» gli ha dedicato il numero monografico Danilo Kiš, romancier européen («L’Atelier du roman», n. 8, 1996), cui si rimanda per un approfondimento. Poco prima del decennale della scomparsa, il 12 ottobre 1989 sono apparsi su «La Repubblica» (pp. 46-47), gli articoli di Milan Kundera, Danilo Kiš, uno scrittore grande e invisibile, e di Massimo Rizzante, Ha narrato i drammi cruciali del secolo. Le brevi citazioni del testo fanno riferimento alle traduzioni menzionate.

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