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FONDATORE: Dott. Andrea Cirelli (Psicologo, Psicoterapeuta, Esperto di Ipnosi Dinamica e regressiva)
COORDINATRICE DIDATTICA: Valentina Finazzi (coordinatrice eventi)
PSICOLOGIA ANALOGICA
Si tratta di una vera e propria rivoluzione concettuale e culturale, perché ci permette di andare alla radice del comportamento umano e di gestire consapevolmente meccanismi dai quali fino a ieri eravamo dominati.

La comunicazione è uno dei più importanti strumenti che la natura ci fornisce, non soltanto per vivere la nostra vita ma addirittura per sopravvivere, anche se la sua reale importanza emerge solo quando un avvenimento limita questa facoltà (un banale esempio: come ci si sente quando il telefono non funziona?).

Nella comune accezione viene inteso per “comunicazione” il complesso dei segnali necessari a trasmettere informazioni. Anche l’uso cui vengono normalmente adibiti questi strumenti è conforme a questo assunto : usiamo infatti la comunicazione per informare, istruire, educare, socializzare, controllare e per tutte le esigenze del nostro quotidiano; facciamo quindi della comunicazione il mezzo per trasmettere informazioni o concetti.

Gli studi di Stefano Benemeglio hanno permesso di conoscere meglio le dinamiche di un altro canale della comunicazione, il canale “emotivo”, che nell’uso comune non è tenuto in alcuna considerazione. L’aver intuito che l’uomo è governato dalle sue emozioni e che fonti e canali emotivi rappresentano una miniera di informazioni per la conoscenza dei dinamismi della mente si è poi rivelata una carta vincente : dalla semplice “conoscenza” si è giunti alla interpretazione e da quest’ultima alle strategie di i intervento.

L’approfondimento di questa materia ha messo in luce una peculiarità esistente in un qualsiasi rapporto diatico: il “canale comunicativo” che si stabilisce è un duplice canale a due vie, in cui entrambi i protagonisti raddoppiano i ruoli recettori e trasmettitori, creando un rapporto interattivo fatto anche di gesti e segni inconsci, di sensazioni, oltre che di parole; un rapporto quindi anche emozionale oltre che logico.

Fin dalla prima fase di studio Stefano Benemeglio ipotizzò che potesse trattarsi di reminiscenze arcaiche, del primordiale sistema di comunicazione che ha preceduto la parola, del “primo linguaggio” o “linguaggio universale”.

L’ipotesi iniziale, poi diventata convinzione, è stata suffragata dalla pubblicazione di uno studio sul linguaggio dei bambini nei primi mesi di vita: vi si afferma, infatti, che i suoni emessi in questo periodo sono identici in tutte le razze del nostro pianeta.

Il prezioso lavoro svolto da etologi e antropologi, da Desmond Morris in poi, è servito a riconoscere la funzione biologico-adattiva dei comportamenti umani, ma è stata sottovalutata la strategia inconscia di ciascun essere umano, forse perché ritenuta poco importante.

L’Istituto di Psicologia Analogica si occupa da oltre vent’anni di questo specifico canale relazionale: “la Comunicazione non Verbale”, ovvero della valenza e quindi del potere che gli stimoli delle componenti emotive, presenti in ogni processo comunicativo, hanno su ciascuno di noi.

Nel contesto in argomento, “processo comunicativo” va inteso in senso lato, non riferito quindi alla sola comunicazione verbale, perché tutto comunica con noi. Qualunque cosa può, infatti, stimolarci, procurarci emozioni: oggetti, avvenimenti, fiori, suoni, animali, musica, situazioni, immagini, ecc…

Questo concetto è poi suscettibile di successivi approfondimenti analizzando alcune risposte o reazioni caratteriali istintive, che non possono essere addebitate al normale apprendimento esperienziale della persona. Ci riferiamo a comportamenti diversi in situazioni simili, che fanno pensare a informazioni geneticamente trasmesse dai primordi dell’umanità, come ad esempio le differenze istintive di comportamento tra bambini di sesso diverso, le differenti reazioni di fronte a fatti similari (perché un fiore commuove più una donna che un uomo?) e per restare nel campo di nostro interesse, le differenti reazioni di bambini o persone messi per la prima volta a contatto con un animale come il cavallo.

Qualunque ipotesi può trovare conferme, dall’inconscio collettivo ipotizzato da Jung, agli engrammi di Semong, agli archetipi della filosofia platonica.

Nel contesto di nostro interesse, però, non è importante la genesi di certi comportamenti, è importante invece riconoscerli anche se non sono espressi secondo la consueta prassi. Le ricerche effettuate da Stefano Benemeglio ci hanno permesso di decodificare e valutare la gestualità inconscia. Questo significa che siamo in grado, ad esempio, di rilevare nel nostro interlocutore segnali di gradimento, rifiuto, grado di emotività (piacere/sofferenza).

È da precisare che il concetto di “segnale inconscio” va ben oltre le precedenti classificazioni dei “linguaggi del corpo” o di quelle che vengono denominate “stereotipie”.

Le stereotipie sono tratti comportamentali caratterizzati da un notevole grado di fissità e costanza (posture, gestualità, movimenti, ecc…), che hanno la caratteristica di ripetersi in modo automatico, quasi come un rituale, indipendentemente dalla situazione.

I segnali da noi presi in considerazione, invece, sono gestualità originate da “stimolazioni emotive”, quindi “risposte” in tempo reale ad atti analogici programmati.

La nostra classificazione permette non solo di riconoscere ma anche di valutare l’effetto, ovvero l’intensità dell’emozione provocata, di tutti i segnali che il corpo trasmette : atteggiamenti, gestualità, posture, comportamenti, soprattutto quelli normalmente non rilevati perché considerati privi di valore o di interesse nella cultura moderna.

In altre parole, se l’uomo è governato dalle emozioni, noi affermiamo di essere in grado di governare le emozioni.

E pensare che questi concetti sono antichi come l’umanità! L’emotività è certamente nata con l’uomo come “carburante” del motore della sua mente (Freud la definì libido, Jung energia psichica) e la possibilità di avvalersi di essa per scopi personali è stato scoperto fin dal primo insorgere dei nuclei societari. I primi segnali certi di “riconoscimento”del potere dell’emotività nella comunicazione risalgono a circa 2.500 anni fa e possono essere attribuiti ad Aristotele, che in una disamina della “ars oratoria” (che allora era denominata retorica), individuò tre elementi che giudicò fondamentali : logos (logica) – pathos (emozioni) – ethos (etica, intesa come convinzione di quanto si dice). Un'ulteriore e autorevole prova di quanto si afferma possiamo ritrovarla nella reprimenda di Catone, circa 500 anni dopo, che accusava di illiceità chi abusava della retorica come opera di convincimento.

Stefano Benemeglio ha iniziato analizzando la particolare peculiarità del “pathos” nella comunicazione, riuscendo a comprenderne i dinamismi e a definire una strategia comportamentale che ne permette la gestione, raggiungendo così un importante traguardo nella conoscenza della mente e nel miglioramento dei rapporti interpersonali. Un successivo e importantissimo traguardo è stato poi raggiunto con la scoperta di tre simboli, Asta – Triangolo – Cerchio, secondo i loro riferimenti iconografici, della loro valenza magnetica e della loro importanza all’interno della psiche dell’uomo. L’Asta ha come riferimento la figura paterna, il Cerchio si riferisce alla persona stessa e il triangolo ha come riferimento la figura materna.

Questi simboli, che possono essere definiti archetipi, sono presenti in ciascun individuo in composizione diversa e ogni composizione (o tipologia) indica caratteristiche personali specifiche, individuabili con un semplice test.

Ma non solo, perché il processo è perfettamente reversibile: questa simbologia fa parte infatti dei segni e dei gesti inconsci espressi dalla comunicazione non verbale. La semplice osservazione permette, quindi, l’identificazione della tipologia di una qualsiasi persona e, con essa, le connotazioni caratteriali, le caratteristiche comportamentali sue e quelle a lei gradite, le conflittualità che derivano dal suo vissuto, gli atteggiamenti in lei prevalenti e quelli graditi nel campo relazionale. Si riesce, in pratica, a definire, la mappatura completa delle caratteristiche affettivo–comportamentali di una persona, permettendo così di identificare la strategia relazionale che meglio le si addice.

Non è certamente questa la sede per illustrare in modo esaustivo questo argomento ma è forse sufficiente pensare quanto possa essere utile, in qualsiasi campo, riconoscere che con un ipotetico interlocutore un comportamento “Asta” (archetipicamente paterno, quindi dominante, coercitivo) sia da preferire a quello a “Triangolo” che si riferisce all’archetipo di madre quindi dolce, permissivo, avvolgente).

L’identificazione della tipologia ci permette ancora, tra l’altro, di riconoscere se esiste diffidenza (o gradimento) verso la figura femminile o maschile o, ancora più in dettaglio, verso un certo “tipo” di figura femminile o di figura maschile. È difficile contestare l’importanza di queste scoperte, più facile, invece, dubitare delle scoperte stesse, che possono essere considerate e definite “troppo innovative” anche se sono state oggetto di osservazione ed analisi, con giudizi positivi, da parte di eminenti personaggi della cultura psicologica in Italia e nel mondo.

A questo proposito Stefano Benemeglio afferma: “I miei protocolli di ricerca non seguono gli schemi classici, secondo i quali prima si formula una teoria e poi se ne cerca la conferma: il metodo da me usato ha un pragmatismo diverso. Le intuizioni nascono “sul campo”, dall’osservazione diretta e dall’esperienza quotidiana, subendo poi il consueto processo di verifica e sperimentazione da parte della nostra equipe di collaboratori”.

È comprensibile però una certa diffidenza per delle affermazioni così profondamente innovative, che non trovano alcun riferimento nella letteratura esistente: possibile che un semplice gesto possa essere così denso di significati profondi o causare una qualsiasi reazione?

Può essere eseguita una semplice prova:

Con un interlocutore in piedi, braccia lungo i fianchi, iniziate a mostrargli in sequenza i tre simboli (Asta, Cerchio e Triangolo) all’altezza degli occhi, partendo da una distanza di circa 1 metro per arrivare fino a circa 10 cm dal suo viso. Scegliete una posizione laterale al soggetto, dalla quale poter osservare ogni minimo movimento del corpo. Ci si può rendere conto che due di queste simbologie otterranno come reazione ondeggiamenti del corpo: uno in avanti (segnale di gradimento) ed uno indietro (segnale di rifiuto).

È una prova veramente semplice, ma è sufficientemente indicativa per dimostrare che questi simboli hanno una loro specifica proprietà e sono in grado di stimolare una reattività inconscia che si manifesta in linguaggio corporeo.

Come si può facilmente dedurre, siamo ben lontani da quanto affermava nel 1979 sulla rivista Scientific American Francis Krick, premio Nobel per la Medicina: “…la psicologia tenta di trattare il cervello come una scatola nera. Lo sperimentatore studia gli ingressi e le uscite e, sulla base dei risultati, tenta di dedurre strutture e funzionamento di ciò che è contenuto all’interno della scatola…”

Difficile negare che l’applicazione di queste tecniche possa costituire un supporto terapeutico di notevole importanza: la possibilità di individuare le connotazioni caratteriali del soggetto/paziente al di là di quanto esso mostra, di penetrare nel suo inconscio profondo, di insinuarsi sotto la maschera-corazza che la sua patologia psicogena l'ha indotto a erigere, sono certamente nuove ed efficaci armi a disposizione di chi intendesse farne uso.

Acquisire una competenza specifica in questa nuova disciplina è una conquista sia culturale sia strettamente scientifica, che può arricchire non soltanto medici e terapeuti nell’esercizio della loro professione, ma anche coloro il cui ruolo sociale comporta responsabilità di dirigere altre persone.

Come si può facilmente immaginare la ricerca, soprattutto in settori o campi quasi vergini, trae nuove energie dal suo stesso essere (a proposito di stimoli emotivi…); non poteva essere altrimenti per l’Istituto di Psicologia Analogica.

L’evoluzione logica successiva delle ricerche porta al traguardo una nuova disciplina, la Psicoterapia Analogica, consequenziale risultato delle conoscenze e delle scoperte della Psicologia Analogica.

La Psicoterapia Analogica è la prassi applicativa delle scoperte di Stefano Benemeglio nel campo della Psicologia Analogica (o psicologia delle emozioni) e s'inserisce nelle terapie brevi di tipo abreativo. Una volta focalizzati con relativa facilità i gangli emotivi che condizionano il comportamento attuale, il cammino per la ricerca della cura-rimedio è di gran lunga facilitato.

L’Istituto di Psicologia Analogica ha sviluppato settori didattici diversi, rivolti a diverse figure professionali. All’interno dell’Istituto, accanto alla Scuola di Psicologia Analogica che dal 1978 prepara medici e psicologi all’applicazione di questa disciplina, esiste il dipartimento di Psicologia Applicata, composto da un’equipe di consulenti specializzati che si rivolge ad operatori del settore, managers, professionisti ed appassionati.

La successiva tappa evolutiva porta alla nascita della Psicologia Analogica, disciplina che propone una propria visione dell’architettura della mente e dei suoi dinamismi attraverso lo studio dell’emotività dell’individuo e della valenza incisiva che l’emotività stessa acquisisce nell'evoluzione della personalità, del carattere e delle problematiche psichiche dell’essere umano.

La Psicologia Analogica getta le basi epistemologiche nella psicologia cognitivo-comportamentale e studia le leggi e le regole che governano i sistemi mentali dell'individuo e la sua emotività .

Secondo il Cognitivismo, la Psicologia Analogica studia e classifica gli individui in mappe psicologiche di appartenenza, denominate Tipologie e ne rivela le caratteristiche psicologiche e comportamentali.

Secondo il Comportamentismo, la Psicologia Analogica studia e utilizza la comunicazione come stimoli-risposte-rafforzi di tipo verbale e non verbale, trasformando così una semplice comunicazione informativa, in una più efficace comunicazione interattiva, al fine di creare le condizioni analogiche necessarie all'ottenimento del consenso di tipo fenomenologico o comportamentale nei diversi settori applicativi.

Per accedere all'interno dei sistemi mentali dell'individuo, la Psicologia Analogica utilizza tre linguaggi interattivi:

• La comunicazione non verbale

• La comunicazione simbolica

• La comunicazione analogica

Lo studio sintattico dei linguaggi interattivi sopra descritti, permette alla Psicologia Analogica di sistematizzare e di classificare i più significativi SEGNI, GESTI, PAROLE e COMPORTAMENTI espressi dall'individuo, definendone le diverse interpretazioni, in termini di stimoli - risposte - rafforzi.

Lo studio semantico dei linguaggi interattivi permette alla Psicologia Analogica di scoprire le origini delle analogie e con esse le tappe evolutive più significative dell'individuo, decifrandone le mappe cognitive.

Lo studio pragmatico dei linguaggi interattivi e il loro uso, permette di indicare gli elementi di intervento necessari per ottenere il consenso, per favorire l'ottimizzazione delle risorse umane e per la risoluzione dei problemi emotivi e comportamentali.

La Psicologia Analogica studia la Comunicazione Emotiva nei seguenti tre punti:

• L'espressione

• La relazione

• Il comportamento

Per ottenere sempre più rapidi consensi e conoscere sempre più approfonditamente se stessi e gli altri.

L'espressione, all'interno della Comunicazione Analogica, è stata studiata esaminando gli effetti emotivi della Distonia, della Contrapposizione e dell'Antitesi di tipo comparativo e sostitutivo.

La relazione, all'interno della Comunicazione Analogica, viene studiata in base agli effetti emotivi che la natura di relazione complementare e simmetrica nell'individuo determina secondo struttura base o Alterata di appartenenza e in base all'oggetto della comunicazione che secondo distonia Essere o Avere dovrà gradualmente risultare non disponibile secondo tipologia distonica.

Il comportamento, all'interno della Comunicazione Analogica, viene studiato valutando gli effetti emotivi della relazione significativa, in diade nella Tipologia Genitoriale e in triade nella Tipologia Egocentrica dell'individuo.

Lo studio dei metodi e dei comportamenti globali all'interno della Comunicazione Emotiva, permette di evidenziare l'importanza che le diverse tappe evolutive hanno per l'individuo; la comunicazione stessa sarà per tutta la sua vita condizionata "dalle relazioni significative" subite nella fase infantile/adolescenziale all'interno della famiglia di origine (padre e madre).

La Psicologia Analogica classifica l'individuo in diverse Tipologie Psicologiche costituite dal suo vissuto emotivo-esperienziale e le distingue in:

• Conflittuale padre

• Conflittuale madre

• Conflittuale Ego-maschio

• Conflittuale Ego-femmina

Per le diverse classificazioni tipologiche, la Psicologia Analogica definisce le regole, le leggi e i codici specifici di comportamento dell'individuo, per interagire con ogni dinamismo del sistema mentale scaturito dalle sue esigenze.

La Psicologia Analogica, nell'analisi di un fenomeno comportamentale, non prende in considerazione le possibili correlazioni di causa-effetto secondo i comuni schemi della logica formale, ma le analogie precostituite che hanno le radici nei processi irrazionali tipici del pensiero emotivo.

Il meccanismo notoriamente definito come "coazione a ripetere", porta l'individuo a rivivere nel presente, gli eventi emotivi del passato identificando come significative idee, cose, persone e relazioni in base alla duplicazione nel presente di fatti o eventi accaduti nel passato.

L'ottica di osservazione e di analisi che viene utilizzata nella Psicologia Analogica per lo studio dei fenomeni umani e comportamentali, è di tipo analogico/emotivo e non di tipo logico/digitale.

Questa distinzione evidenzia la diversa ottica di osservazione e analisi tra la Psicologia Analogica e le altre discipline.

La Psicologia Analogica, per meglio conoscere l'uomo e di conseguenza i suoi fenomeni e i suoi problemi, studia i modelli interattivi per accedere all'interno dei suoi sistemi mentali e determinare le variazioni atte al raggiungimento dell'equilibrio psicologico per il suo potenziamento mentale e lo sviluppo della sua personalità .

Psicologia Analogica quindi come sinonimo di Psicologia delle Emozioni.

[Estratto da diverse edizioni di: www.istitutopsicologiaanalogica.it]

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