SpazioInQuinta con Valerio Carbone e Nazareno Loise

Friday  2 March  2018  4:52 PM
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Last update 03/03/2018
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Presentazione con Autore (alla) 2 : raddoppiamo in questo pomeriggio in libreria.

Abbiamo accettato con piacere di ospitare questa prima "mondiale" de "IL FANTASTICO MONDO DI FRUITORE DI NONSENSE" di Valerio Carbone.

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Fruitore Di Nonsense è una specie di spiritello.
Un po' Marcovaldo, un po' fantozziano, percorre le stanze tipiche della vita quotidiana raccontandole nel modo grottesco e surreale che soltanto lui sa. Mescolando citazioni colte, indovinelli e improbabili giochi di parole. In fila alla cassa in un grande centro commerciale o davanti a un distributore di bevande e merendine, alle prese con la tecnologia più sfrenata o innamorandosi di una smorfiosa da conquistare a suon di tautogrammi, Fruitore Di Nonsense ci ricorda quanto sia importante riscoprire nel linguaggio di tutti i giorni, nelle nostre parole, nelle espressioni che più spesso utilizziamo in maniera ormai tanto distratta il senso stesso della nostra esperienza.

MA NON FINISCE QUI ...
Raddoppiamo le belle presenze perché a parlarne, insieme a Valerio Carbone ci sarà Nazareno Loise, autore di un romanzo dal titolo "Nera semenza" che coglieremo l'occasione di presentare in questa sede.

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La lunga linea dell'orizzonte segna il confine con il cielo degli dèi, irrevocabilmente; la terra degli uomini oramai è un campo sconsacrato. Una storia comune si è persa tra le due dimensioni. La superiore trascorre ugualmente sopra i mortali; questi, laggiù, appaiono come trottole nella polvere. Così al tramonto, mentre ingrossano da sud nuvole temporalesche che il vento sospinge striando il cielo di rosa, da basso un innocente è nel cubicolo accecato di un cellulare che corre su una trazzera per tradurlo in manicomio. Altrove, la luna nella notte inargenta il sonno sotto bave di nebbia; ma in quell'ora un incubo fa cinque prigionieri, inietta in essi il terrore e li forza a seguire un demonio nelle viscere di un carcere segreto. In ogni caso, dell'uomo non sono i riflessi della grazia, ma le angustie: mille diavoli che gridano, stordiscono, comandano. Eppure, da una tale tregenda, a volte è dato uno strumento di riscatto, che è la parola autentica. È con essa che l'uomo si sveste della cappa dell'ipocrisia, e infine può ammettere: «mi rassegno alla terra e alle sue leggi». Intravede la verità, ora la persegue, è pari a un dio.

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